Parole sulle ali del vento

Bambino

 

   Quando nacque, fu organizzata una festa che non si vedeva da secoli, in quello sperduto borgo di montagna. Era da più di cinquant'anni che non nasceva qualcuno. Erano tutti vecchi. Il più giovane era un ex boscaiolo di settantasette anni, la più anziana era una vedova di centoquattro anni. Era una donna, ovviamente. Le donne vivono usualmente più a lungo degli uomini, alcuni dei quali forse muoiono prima per lo stress che hanno subito quotidianamente sotto i rimbrotti della moglie. "Togliti le scarpe, ché sporchi il pavimento!", "Vai a fumare fuori, ché i tuoi sigari puzzano peggio di un letamaio!", "E metti le cose al loro posto, ché mi tocca sempre a me riordinare!" Per le mogli, la perfezione della grammatica era infinitamente meno importante dell'esigenza che avevano di affermare la loro supremazia nella conduzione della famiglia. La decana del paesino non aveva tiranneggiato nessun marito in vita sua. Era una zitella contenta di esserlo e quasi sicuramente aveva raggiunto la sua veneranda età proprio perché nessun uomo l'aveva stressata con le sue scarpe sporche, il suo disordine incorreggibile, il suo puzzolentissimo sigaro.
   Quindi, l'età media in quel gruppo di casette s'aggirava sugli ottantasette anni. Erano sessantadue abitanti in tutto. Manco a dirlo, la maggioranza erano donne, per via dei mariti morti prima a causa dello stress e del fatto che normalmente avevano una decina d'anni più delle mogli. Tenuto conto anche delle donne rimaste nubili, il risultato dava vincenti le donne con il punteggio di trentasette a venticinque. Era un punteggio da partita di rugby, sport che solo un paio di uomini avevano conosciuto, quand'erano stati a lavorare nelle cave di pietra della Lorena, in Francia.
   Poi erano giunti dalla grande città due giovani sposini. Teste balzane, che avevano deciso di abbandonare il caos, l'inquinamento, lo stress della metropoli. Cercavano la tranquillità, l'aria pura, il ritmo dolce del vivere senza guardare l'orologio. Insomma, cercavano la serenità. E questa avevano deciso di andarsela a trovare lassù, nel silenzio dei boschi, allietato in estate dal garrire degli uccelli, musicato dal vento che muoveva gli alberi; un silenzio solo qualche volta di notte disturbato dal russare fragoroso della vecchietta ultracentenaria, che dormiva sogni beati, come beata era stata tutta la sua esistenza.
   I due giovani s'accontentavano di una vita semplice e modesta. Non volevano televisione, computer, auto, moto e tutti quei diabolici marchingegni, dall'iPod all'iPad, che hanno l'unica funzione di svuotare le tasche di chi li usa e di portare comprensibilmente ed inesorabilmente all'incomunicabilità, ottenendo l'effetto esattamente opposto di ciò per  cui si sostiene che siano stati creati. Quindi, facevano la vita dei montanari. Raccolta di legna, un paio di mucche per il latte e per fare burro e formaggio, un maiale per gustosissime salsicce e preziosi salami, qualche pollo da fare in umido o ai ferri e molte galline, con un solo gallo altrimenti in due nel pollaio si litiga, per le uova. Anche due conigli, ché con la polenta erano gustosissimi.
   Ma capita che, nelle lunghe notti d'inverno, con la neve che scende a larghe falde, ricoprendo pascoli e boschi, scoppi il romanticismo. Così, dopo tanti anni d'invecchiamento collettivo, un bel giorno di una tarda estate giunse agli orecchi degli attoniti paesani, non più adusi e quasi dimentichi, un vagito squillante seguito da quel pianto disperato che solo è prodotto da un bebè che cerca disperatamente e avidamente il seno materno. Era nato un bambino, in un luogo in cui, se pur con rarissima frequenza, da molti anni la gente solo moriva. Era un maschietto. Le donne erano contentissime. Le donne sono sempre contente quando nasce un bambino. Di solito hanno una preferenza, nemmeno tanto mascherata, per i maschietti. Sanno per esperienza che i figli maschi saranno i figli della loro mamma, che li coccolerà fino a quando avranno sessant'anni, a costo di feroci litigate con le nuore ad esasperarle fino a chiedere il divorzio, così il figlioletto del loro cuore ritornerà a cercare la sua preziosissima ed insostituibile mamma. Gli uomini, invece, usualmente preferiscono le femminucce. Sarà per compensazione. Ma in questo caso, anche gli uomini erano contentissimi. Diminuiva la forbice fra la componente maschile e quella femminile. Sempre in minoranza erano, ma era una minoranza minore!
   Eh, sì. Era nato in casa. Ma quale reparto di maternità in uno squallido enorme ospedale anonimo della lontana città! Qui, tutti si ricordavano che nessuno era mai nato oltre i prati e al di là degli alberi. Tutti in casa, aiutati dalla più esperta levatrice che mai si fosse vista, la ipervecchietta che, non avendo figli, aveva fatto nascere i figli di tutti gli altri, meritandosi la qualifica di nonna ad honorem.
   Primo problema, la scelta del nome. I due neo genitori non avevano idee in merito né avevano preferenze. Il santo del giorno, quello del giorno prima o quello del giorno dopo, per loro non faceva differenza, ma proprio per questo la loro indecisione era quasi insuperabile. Ovviamente, ci pensò la vecchierella, con l'esperienza che aveva. "È un bambino. È il primo bambino che nasce qui dopo un sacco di tempo. Merita di essere chiamato per quello che è. Il suo nome sarà Bambino." Saggezza dettata dall'età e ragionevolezza di chi aveva attraversato la vita. Si chiamò Bambino. E al prete ch'era giunto ansimando per battezzarlo fin lassù, perché fra quelle case ci si arrivava solo a piedi, dopo una lunga e ripida salita - tutti avevano sempre rifiutato l'offerta dei sindaci, che si erano susseguiti con una frequenza di gran lunga superiore a quella delle morti nel minuscolo villaggio, di avere una strada percorribile da mezzi motorizzati. Mica erano così scemi da facilitare l'accesso al loro regno incontaminato agli spocchiosi e vandalici turisti, all'inquinamento fisico e morale, allo stress e all'incomunicabilità delle metropoli, con la loro pestilenziale civiltà - che aveva osato protestare, perché alle anime di Dio, aveva detto, si devono dare nomi da cristiani, tutti con l'ava ultracentenaria in prima fila avevano risposto picche, argomentando ragionevolmente e logicamente: "Dio ha voluto che nascesse un bambino. Quindi che Bambino sia!" Siccome, come dice la massima, vox populi vox Dei, il prete si sottomise alla volontà di Dio.
   D'altronde, non sta forse scritto "Lasciate che i bambini vengano a me!"?

© 2013 Pier Celeste Marchetti