Parole sulle ali del vento

Gigi Pipa

 

   Quando ricevette l'e-mail, Pierre fu colto dal panico.
   "Lunedì 16 dicembre, alle ore 20.00, cena da Gigi Pipa." recitava l'invito per la cena di Natale.
   Chi era Gigi Pipa? Dove si trovava Gigi Pipa? Pierre non lo sapeva, quindi correva il rischio di perdere la cena. Poco male. Pierre era a dieta. Però, qualche deroga il dietologo gliela concedeva.
   Il fatto è ch'egli era capitato in quei luoghi, nella pianura della Bassa Padovana, provenendo da un altro mondo e poco s'era curato negli anni di conoscere questo nuovo mondo, dove mangiava, dormiva, andava a spasso, partiva per andare a lavorare in un altro luogo e, quando tornava a casa, si occupava esclusivamente dei fatti suoi e di quelli della sua famiglia, nonché del cane che gli allietava i momenti tristi, gli teneva compagnia nei momenti di solitudine, gli imponeva giochi e movimento, ed era sempre l'unica persona che lo salutasse quando rientrava a casa, dimenando gioiosamente la coda. Insomma, provenendo da un altro mondo, Pierre aveva adottato la filosofia di vita di vivere fuori dal mondo.
   In più di vent'anni, aveva imparato il nome di sette delle numerosissime vie della cittadina in cui risiedeva. Giusto quelle che frequentava, quelle rare volte che si muoveva da casa, per necessità. Quelle della banca, della farmacia, del negozio di ferramenta, della posta e qualche altra. E a volte le confondeva, pure. Dal medico di base ci andava a memoria, ma come si chiamasse quella via non l'aveva mai memorizzato. Così era per le pizzerie. I bar? Non li frequentava e se aveva voglia di un caffè entrava nel primo che incontrava lungo il percorso.
   I nomi della gente? Ancora peggio. Degli abitanti della frazione in cui abitava, non conosceva più di dieci nomi. D'altronde, Pierre era un filosofo della variante logica. Che necessità c'era di conoscere il nome di persone con le quali non si aveva nulla a che fare nella vita? Le vedeva, passavano e le dimenticava. Non contavano nulla per lui, come lui non contava nulla per loro e non gliene interessava un fico secco. Ne avrebbe imparato il nome se fossero entrate per un qualche motivo nel suo orizzonte, altrimenti ricordarlo era del tutto inutile, anzi diminuiva lo spazio disponibile nella memoria. Era come quando succedeva un incidente aereo e i telegiornali si scatenavano ad assicurare i telespettatori che nessun italiano era deceduto. Ma, nel caso in cui ce ne fosse stato uno e fosse morto e quell'uno fosse stato per Pierre e la quasi totalità degli utenti televisivi, eccetto ovviamente i parenti e gli amici, un perfetto sconosciuto, che senso aveva che li si rassicurasse che non era morto nessun italiano? L'italiano sconosciuto era semplicemente, come gli altri duecentocinquanta passeggeri a bordo, un estraneo, che è sinonimo perfetto di straniero. Straniero anche lui, insomma. E magari, fra i morti c'era uno straniero non italiano che Pierre conosceva, per averci lavorato insieme un tempo, per esserne un amico o per altri motivi, e per il quale aveva interesse e dispiacere che se ne fosse per sempre andato. Non era cinismo, era semplicemente pura logica.
   Dunque, era assolutamente necessario reperire informazioni utili per localizzare dove doveva andare e per avere un'idea di chi fosse Gigi Pipa.
   Il luogo gli fu subito comunicato, mentre le notizie sulla persona non gli vennero date, semplicemente perché non le aveva richieste. Voleva rimanere sorpreso perché il nome Gigi stava ad indicare chiaramente l'originale Luigi, mentre Pipa nascondeva sicuramente un segreto. O era uno pseudonimo, cioè un nome scelto dall'interessato per mascherare qualcosa - come in casi celebri quali quello del rivoluzionario messicano Doroteo Arango Arámbula, meglio conosciuto con il nome di Pancho Villa; o quello dello scrittore e filosofo dell'Illuminismo francese François-Marie Arouet, universalmente noto con il nome di Voltaire - o era un soprannome, affibbiatogli da amici o conoscenti per distinguerlo da un omonimo o per evidenziare un suo pregio o, più facilmente come spesso accade, un suo difetto.
   Pierre doveva indagare, quindi la sua partecipazione alla cena diventava un obbligo culturale, più che un piacere conviviale.
   Finalmente arrivò la sera del disvelamento.
   Alle 20.00 in punto, Pierre si presentò all'entrata della Pizzeria Gigi Pipa, all'indirizzo che gli era stato dato, Viale delle Rimembranze, 1. Nonostante il nome del viale, egli non si ricordava di nulla in merito. E, poi, se si fosse seguita la Logica, di cui Pierre era un seguace, a quel nome si addiceva correttamente il numero civico 2, come il 2 novembre.
   Il locale era adiacente ad un Hotel, ma con entrata indipendente. Il fatto, che contribuiva ad infittire il mistero, lo insospettì. Perché l'entrata era indipendente? C'erano dei segreti da nascondere? Non si voleva che i frequentatori fossero notati dai clienti dell'Hotel, acciocché non divulgassero la notizia ai quattro venti, con il rischio magari che qualche moglie venisse a sapere che il marito non era propriamente uscito di casa per comperare le sigarette o qualche marito scoprisse che la moglie non era esattamente andata alla riunione delle donne cattoliche in  parrocchia?
   Si decise ad entrare. La sala, nonostante la sua ampiezza, era avvolta da un'atmosfera intima ed era arredata elegantemente.
   In breve tempo, giunsero tutti i convitati, che dimostrarono immediatamente di essersi messi a digiuno da almeno un mese, giacché si precipitarono in ordine sparso al tavolo dei vini e, subito dopo, si ammassarono come un branco di lupi affamati al tavolo degli antipasti. Cinque volte dovettero essere sostituite le portate, che in un batter d'occhio furono ripulite dagli assatanati. Seguirono una zuppiera carica di pasta e fagioli, un'infinità di vassoi di penne al ragù, tagliatelle al ragù, risotto alle erbe, risotto ai funghi e paella. Verdurine ai ferri, patate al forno, patate fritte a volontà. Quindi, una bella porchetta. Il tutto servito senza una normale sequenza logica. La porchetta prima delle tagliatelle, le verdure fra un risotto e l'altro. Poi, panettone e pandoro, che gli ingordi mangiarono al naturale, mentre i lussuriosi arricchirono con una goduriosa crema.
   Di tanto in tanto, qualcuno usciva a fumare una sigaretta, nonostante fuori facesse un freddo siberiano. "Il fumo fa male!" esclamò Pierre. "Perché? Si muore di cancro ai polmoni?" gli chiese uno della combriccola. "No." rispose Pierre, con la sua ferrea logica. "Perché si muore di polmonite."
   Tuttavia, l'andirivieni dei fumatori gli ricordò il motivo principale che lo vedeva presente al convivio. "Ma insomma! Qualcuno mi sa dire perché questo Gigi si chiama Pipa?" Uno dei presenti lo guardò con commiserazione, un altro con compassione, i più con disprezzo. Dal fondo della sala giunse una spiegazione tanto semplice da essere perfino banale, con somma vergogna dell'interessato investigatore: "Con tutti i tuoi studi e la tua fissazione della logica non sei riuscito a capirlo? A Gigi è stato dato a suo tempo il soprannome Pipa semplicemente perché fumava la pipa!"
   "Ma guarda un po'! È lapalissiano!" disse fra sé e sé Pierre, che, nonostante avesse fallato in questa occasione, sempre logico rimaneva nelle sue elucubrazioni. "Infatti, se anziché la pipa avesse fumato una sigaretta l'avrebbero chiamato Gigi Cicca! La forza della logica!"
© Pier Celeste Marchetti. 17 dicembre 2013