Parole sulle ali del vento

La soluzione finale

   La situazione era davvero grave. Quei terribili vecchietti non volevano proprio saperne di morire. Correvano voci che si trattasse di effetti collaterali del disastro di Chernobil o del surriscaldamento terrestre. Erano pure illazioni, alimentate ad arte dai soliti ambientalisti, rompiscatole di professione che il potere aveva classificati come pericolosi attivisti sovversivi.
   La spiegazione scientifica era più logica e più semplice. Il livello del benessere raggiunto stabilmente, allungando a dismisura la vita, aveva fatto aumentare enormemente la voglia di restare al mondo. Cosicché, gli arzilli rappresentanti della terza età si stavano prendendo una sonora rivincita. Mettendo in mostra una muscolatura irrobustita dalla pratica quotidiana dello sport, rinvigoriti da un’insospettabile energia psicofisica, alimentata dalla speranza nel futuro e dalla fiducia nelle proprie capacità, non si limitavano più a coltivare l’orticello né a lamentarsi della pensione troppo bassa. S’erano riuniti in cooperative sociali, società no profit, associazioni di volontariato, gruppi d’incontro e di lavoro. Avevano aperto discoteche esclusive, rigorosamente riservate ai soci, tassativamente anziani, dove tutti si scatenavano in sfrenatissimi balli, dando sfogo ai desideri per troppo tempo repressi. La voglia di amare secondo i rigidi canoni tradizionali, che non ammettevano mezze misure, opzioni alternative, sentimenti platonici, ma esclusivamente dirette vie di fatto, aveva preso il sopravvento su timori, resistenze psicologiche, riserve mentali, tabù religiosi e sociali, dolori alle ossa. Insomma, si erano dati alla bella vita.
   Nessuno voleva più lasciare questa valle, che era diventata di lacrime solo per L. Apide, potentissimo Presidente e Amministratore delegato della Onoranze Funebri International S.p.A., ridotto alla fame. Peggio ancora andavano le cose per la Pubblica Amministrazione. Il debito statale in dolleuri, moneta ufficiale della nazione unica globale esistente sul pianeta, aveva tanti di quegli zeri dietro la prima cifra che nemmeno il più potente dei computer in funzione riusciva più a contenere.
   Non si sapeva come far fronte alla catastrofe imminente. I giovani governanti erano disperati. Le classi dirigenti non riuscivano ad elaborare un benché minimo piano salvifico, nonostante fossero costituite da ingegneri, medici, programmatori, commercialisti, professori, avvocati. Forse era proprio per questo motivo.
   Per fortuna, qualcuno si ricordò che in un ufficio molto periferico era stato dimenticato l’ultimo esperto in materie umanistiche, un certo I. Storico, al quale fu chiesto di cercare nel passato possibili suggerimenti miracolosi. Dopo un lavoro meticoloso negli archivi segreti del Ministero della Memoria, il nuovo Cincinnato riuscì a ripescare, dal XX secolo, il progetto denominato Soluzione Finale, che prevedeva la soppressione fisica per risolvere qualsiasi problema, ma che a suo tempo non era andato in porto solamente per una serie sfortunata di circostanze. Per la gioia, il Primo Ministro batté il record mondiale di salto in alto. Il da farsi era ormai chiaro. Bastava eliminare la vecchiaia. Fu immediatamente approvata all’unanimità la legge che decretava l’eutanasia obbligatoria al raggiungimento del sessantesimo anno d’età, con effetto retroattivo per coloro che già l’avevano superato.
   Di colpo, l’umanità rimase senza nonni. Il fatto, di per sé, non era grave e non sconvolse nessuno. Da quando l’amore si faceva solo via Internet o tramite l’invio di SMS, perciò comunemente definito amore virtuale, senza alcun rischio quindi di nuove nascite, erano definitivamente scomparsi i nipotini. Che bisogno c’era, allora, dei nonni? Il numero di zeri del deficit iniziò a diminuire a vista d’occhio. Il disavanzo si stava fortunatamente ripianando, in presenza dell’ovvio calo progressivo della popolazione. Nessuno più nasceva, appunto, e man mano che qualcuno raggiungeva il limite fissato, automaticamente interveniva la legge salva erario.
   Poco importava e poco incidevano alcune conseguenze collaterali. Per esempio, gli odontotecnici non fabbricavano più protesi dentarie. Avevano dovuto chiudere bottega. Lo stesso dicasi delle fabbriche di pasta adesiva per dentiere. Tutti erano, tuttavia, pienamente soddisfatti. Infatti, la disoccupazione non aumentava, in seguito alla regolare riduzione delle forze attive. Così, dopo un’onesta vita di tranquillo lavoro, retribuito al netto degli ormai inutili contributi previdenziali, inesorabilmente nuove leve s’immolavano al dio bilancio.
   Di questo passo, si giunse inevitabilmente al momento cruciale. Erano rimasti vivi due soli esseri umani, che stavano giungendo alla soglia del pensionamento. Il dott. T. Ermine, che viveva di qua dell’Atlantico, inviò un messaggio di posta elettronica, confermandolo con un paio di SMS e un MMS, alla sua coetanea dott.ssa L. Ast, residente da qualche parte negli States. Il tono era gentile, ma l’invito era esplicito. Era evidente che con la loro dipartita sarebbe arrivata la fine del mondo, se non si fossero dati una mossa per riprendere a far figli alla vecchia maniera. La signora rispose che sarebbe stata anche disponibile. Nonostante i suoi anni non fossero più verdi, le conquiste della scienza lo permettevano. Fece presente, però, che rimaneva purtroppo l’insuperabile ostacolo dell’Oceano. Non c’erano più aerei che lo sorvolassero, con il recente decesso per decreto dell’ing. P. Ilota, l’ultimo comandante di volo rimasto in circolazione. L’esperto lupo di mare B. Oat aveva levato definitivamente l’ancora molti anni prima. Quindi, pure le rotte marittime erano impraticabili. Perciò, per i due arrivò implacabile il giorno fissato. Rispettosi della legge, coerentemente tolsero il disturbo. L’uomo scomparve totalmente dalla terra.
   Meno male. Le casse dello Stato trassero un respiro di sollievo. Erano salve.
Pier Celeste Marchetti
2006