Parole sulle ali del vento

L'inferno

 

   Era arrivata l'estate. Un caldo asfissiante, come tutti gli anni, un sole che bruciava anche l'amianto.
  Tutti al mare. Il solito barbaro rito. Un barbecue di corpi umani distesi ad abbrustolire lungo chilometri e chilometri di spiaggia. Che a qualcuno della grande città venisse in mente di cambiare tipo di vacanza era inconcepibile. Tutti sempre nella stessa località della riviera romagnola, tutti e sempre negli stessi alberghetti a conduzione famigliare, le famose pensioni a una stella se non mezza. Il motivo era semplice. Gli abitanti della metropoli vivevano nel timor panico di sentirsi spaesati. Quindi, il condominio si muoveva contemporaneamente verso la stessa meta. Bisognava continuare al mare le quotidiane liti fra coinquilini. Altrimenti non sarebbe stata vita.
   Nel condominio Brianza, alla Bovisa, si litigava, come in tutti gli altri, con qualsiasi pretesto per men che una quisquiglia.
   I Brambilla, che vivevano al terzo piano, avevano da ridire con tutti. Tanto per cominciare, i De Santis, trasferitisi dalla capitale per motivi di servizio, essendo il capofamiglia stato destinato all'ufficio del catasto del capoluogo lombardo, avevano il figlio Giulio che ascoltava musica da far rompere i timpani a tutte le ore. Non c'era verso di farlo smettere, cosicché bisognava alzare il volume del televisore di almeno cento decibel.
   Immediatamente, scattavano le urla di protesta dei Galimberti, del piano di sopra, che lamentavano ad alta voce l'impossibilità di leggere tranquillamente il giornale, e dei Cosentino, giunti dalla Calabria, con una scorta di peperoncino tale da soddisfare i cento milioni di abitanti del Messico, per lavorare in una delle grandi fabbriche cittadine, che dal piano di sotto battevano con il manico della scopa per sollecitare il silenzio.
   I coniugi Sorrentino, arrivati dal golfo di Sorrento,tanto caro al celebre tenore Caruso, per insegnare nella scuola media del quartiere, litigavano semplicemente tra loro. Lui, in particolare, lamentandosi della minestra troppo calda o della pasta troppo scotta, urlando più di una sirena dei pompieri si scaricava i nervi lanciando fuori dalla finestra i piatti, che finivano sulla terrazza del secondo piano dei Cerutti, i quali a loro volta, annaffiando i fiori, inondavano il balconcino dei Tarantino, giunti dalle Puglie per gestire un negozietto di frutta, verdura, olio e vino aleatico -importati dai terreni dei loro parenti nel Salento - i quali salivano immediatamente al piano di sopra per aggredire i malaccorti annaffiatori. Il caos ordinato di un normale alveare umano.
  L'unica che non litigava con nessuno era l'anziana signorina Brandstetter, attempata rampolla di una famiglia austriaca che aveva deciso di rimanersene a Milano quando il generale Radetzky, congedato dall'imperatore Francesco Giuseppe nel 1856, l'aveva lasciata. Il motivo c'era. Quasi certamente a causa dell'avanzata età - c'è chi sosteneva che fosse nata proprio l'anno del congedo di Radetzky - era sorda totale e miope all'ennesima potenza. Conseguentemente, non sentiva e non vedeva niente.
   Tutti al mare, allora, per continuare a litigare.
   Allo scoccare dell'ora ics del giorno ipsilon, si formava il corteo di auto. In testa i De Santis, che venendo da Roma si davano tante arie con la loro Volkswagen Maggiolino, auto straniera a forma di mezz'uovo. Pensavano di essere chic. In realtà, facevano ridere mezzo mondo, perché il figlio, che faceva due metri già a quattordici anni, sui sedili dietro doveva stare piegato in due. Colpa del tettuccio troppo basso.
   Seguivano i Brambilla, nella loro Seicento, simbolo del benessere che derivava dall'attività del capofamiglia, meccanico esperto con pompa di benzina.
   Poi, i Cosentino, che con il gregge di figli che avevano s'erano dovuto comprare una Giardinetta, gloriosa anticipatrice degli  enormi SUV che, decenni dopo, le mamme del 2000 avrebbero usato per accompagnare il loro unico figlio a scuola, bloccando il traffico di interi quartieri.
   E dietro, tutti gli altri, nelle proletarie Cinquecento.
  Ovviamente, le auto erano stracariche. Una valigia ciascuno per i maschi, due valigie e due borse per le femmine, secchielli, palette, bocce, peperoncini per i Cosentino, zoccoli, sandali e scarpe, gli immancabili assordanti transistor.
   Dalla città, tutti partivano alla stessa ora, alle otto di mattina. Ma quali partenze intelligenti! Non erano state ancora inventate. Altrimenti, se lo fossero state, tutti avrebbero deciso di scegliere un'ora diversa, diciamo alle cinque di mattina, ma tutti insieme, perché non era immaginabile che un milione di automobilisti si potessero telefonare per concordare lo scaglionamento dell'esodo.
   Ne conseguiva un intasamento infernale per percorrere i trecentoventinove chilometri che separavano i milanesi dalla riviera romagnola. Minimo otto ore di strada fra ossido di piombo, che entrava dai finestrini aperti, giacché nessuno era dotato di climatizzatore, assordanti strombazzamenti, feroci litigate - tanto erano allenati! - con i soliti furbi che superavano a destra per guadagnare in tutto il percorso sì e no trecento metri, con inevitabili tamponamenti. Se fossero andati a piedi, sarebbero arrivati prima
   Si salvava la signorina Brandstetter, lasciata sola nel condominio, tanto non se ne accorgeva nessuno e men che meno lei.
  Gli inquilini del condominio Genziana alloggiavano tutti nella stessa pensioncina, per paura di perdersi e di rimanere senza qualcuno con cui litigare, una stella assegnatale grazie al dessert che serviva agli ospiti, a pranzo e a cena. Una prugna al colpo, quindi una stella. Era l'Hotel Serenella, a cento metri dal mare, dotato perfino di un parcheggio, a lato delle cucine. Era talmente stretto ed esiguo che il primo che arrivava non poteva più muoversi. Nemmeno il secondo. Nemmeno il terzo. I De Santis, con tutte quelle arie che si davano, arrivando per primi rimanevano bloccati durante tutto il soggiorno, a meno di convincere tutti gli altri a spostare i loro macinini, per lasciarli uscire. Ovviamente, nessuno era disponibile. C'era il rischio di andare ad occupare lo scomodo posto dei romani.
   Nella pensione Serenella si trasferivano, quindi, con le auto e i loro proprietari, anche le liti condominiali.
  Per i Cosentino era impossibile farsi il sacrosanto pisolino pomeridiano. Quei maleducati dei figli dei Brambilla correvano con gli zoccoli ai piedi. Per i Brambilla era vietato coricarsi presto la sera, com'erano abituati a casa, poiché i Cerutti rientravano avvinazzati dal giro dei bar, facendo una cagnara del diavolo.
  In spiaggia, poi, si scatenava la guerra fra i Tarantino e i Galimberti per la conquista del millimetro di spiaggia libera fuori dell'ombrellone onde esporre la pelle al lucente sole. C'era meno spazio libero lì che nei metrò nell'ora di punta al rientro dal lavoro. I Sorrentino, dal canto loro, facevano imbestialire tutti per via delle creme solari talmente profumate che risultavano puzzolenti e nauseabonde.
  I figli dei Sorrentino si davano un gran da fare, giocando a pallone in uno spiazzo libero, all'entrata del Bagno Capri, dove rompevano le scatole ai Cerutti e ai Brambilla, impegnati in interminabili partite a bocce. Intervenivano, a sproposito, i De Santis, con la scusa che avendo avuto casa nei pressi della Farnesina, ritenevano di essere esperti diplomatici. Ne nasceva uno scontro incrociato di:
   "Ma Lei chi crede di essere!"
   "Volevamo solo aiutare!"
   "Ma pensate ai fatti vostri!"
   "Tornatevene fra i vostri peperoncini!"
   "Guardate che vado a prendere il crick della macchina e vi rompo la testa!"
  "Ci rivolgeremo al Sindacato!" Quest'ultima minaccia la lanciavano i coniugi Cerutti, ambedue operai metalmeccanici in una delle tante industrie dell'hinterland.
   Insomma, una bolgia che nemmeno la fervida fantasia di Dante aveva saputo immaginare per la prima cantica della Divina Commedia.
   Allo scoccare dell'ora ics del giorno ipsilon, tutti ripartivano per rientrare nella metropoli del lavoro e degli affari. Tutti alla stessa ora, com'era ovvio. Stesso intasamento dell'andata, ma in senso inverso, stesse liti, stesso inquinamento acustico e polmonare, lunghissime ore di viaggio, stessi diverbi. Ma questa volta erano ancora più accesi, per via dell'abbronzatura. Erano tutti incavolati neri.
   Giunti nei loro rispettivi appartamenti, dove la signorina Brandstetter aveva trascorso una invidiabile vacanza di tranquillità assoluta, le urla rimbalzavano da un pianerottolo e un piano all'altro.
   "Dove hai messo i sandali? Te li sei dimenticati al mare?"
   "No, quello sventato di suo marito li ha infilati sotto il sedile della mia Seicento!"
   "Dove sono finite le bocce? Le hai lasciate in spiaggia?"
   "Se le avessi trovate io, signora Galimberti, ve le tirerei in testa! Invece no. Qui vedo il secchiello di suo figlio!"
   "Qualcuno ha visto Giulio?" chiedeva disperatamente la signora De Santis.
   "L'avete dimenticato sotto l'ombrellone, grande e grosso che è?" domandavano i Cosentino.
   "No! l'ho visto che si allontanava dalla pensione, per seguire una ragazzina, tre ombrelloni più in là, che teneva d'occhio fin dal primo giorno!" affermava con una certa malizia la moglie dei Tarantino.
   "Smettetela di rompere, ché è finito Carosello e devo andare a letto!" sbottava inferocito il Brambilla.
   E così, riprendeva la solita vita della solita gente nel solito condominio della solita città.
   Una vita da Inferno.
Pier Celeste Marchetti
2014