Parole sulle ali del vento

Fra' Ferrodasino

   Dov'era nato Trovatello? Nessuno lo sapeva. Era normale. Era stato trovato sull'uscio del convento, una gelida mattina d'inverno. Qualcuno aveva bussato, ma nessuno aveva visto chi era stato. Se n'era andato immediatamente, lasciando un cesto con dentro un frugoletto, avvolto in pochi miserrimi e sozzi stracci, che urlava da rompere i timpani ad un sordo. Dov'era stato trovato, lo si sapeva, quindi. Sull'uscio del convento dei frati mendicanti, talmente poveri da vestire stracci ancora più stracci di quelli in cui era avvolto il pargoletto. Ai colpi sul portone, era andato ad aprire il frate usciere, Fra' Laporta.
   "Cos'è 'sta roba?" aveva esclamato con un sobbalzo di sorpresa.
   Poi, aveva visto il bimbetto ignudo che tanto assomigliava al Bambin Gesù che Fra' Lapecorella, addetto al Presepe in periodo natalizio, tanto gelosamente custodiva fino alla Mezzanotte Santa, prima di deporlo sulla paglia della capanna, sotto lo sguardo amorevole della Madonna e di San Giuseppe, e a portata di mano dal fiato tiepido del bue e dell'asinello.
  Lo raccolse in fretta e si precipitò immediatamente dal frate priore, Fra' Primointerpares, perché lui era un povero fraticello ignorante e queste cose non le capiva, né voleva capirle. Più si è ignoranti più si è innocenti, gli avevano insegnato fin da quando, ancora ragazzino imberbe, era stato accolto dai confratelli dopo che disperatamente aveva bussato in cerca di un tozzo di pane. Anche lui era un trovatello, ma vestito il saio gli era stato imposto un nuovo nome, come voleva la Regola, coniato sulla base dell'incarico di portinaio assegnatogli.
   "Cos'è 'sta roba?" aveva chiesto con un sobbalzo di stupore il frate priore.
   "Mi sembra una creatura di Dio" aveva risposto Fra' Laporta, che era ignorante, ma non fino a tal punto da non rendersi conto che si trattava di un piccolo essere umano e non di un cucciolo di cane o di gatto.
   "Che ne facciamo?" s'interrogò Fra' Primointerpares. "Abbiamo già tutte le celle piene di trovatelli come te e questo qui. E che gli si dà da mangiare, che non abbiamo nemmeno una cipolla per noi in dispensa?"
   "Ce lo dobbiamo tenere" gli rispose Fra' Laporta. "Ce lo impongono la nostra Regola, il volere di Dio e il fatto che qui siamo tutti trovatelli, Voi compreso".
   "Fratello mio carissimo nel Signore, hai proprio ragione. Ma che nome gli diamo, perché dobbiamo pure dargli un nome?"
   "Com'è nostra consuetudine, lo chiameremo Trovatello, in attesa di affidargli un incarico, una volta che sarà cresciuto."
   "Fratello mio carissimo nel Signore, devo riconoscere che di tanto in tanto la tua innocenza riesce a mitigare la tua ignoranza. Hai proprio ragione. Lo chiameremo Trovatello alla fonte battesimale, perché dobbiamo battezzarlo, non sapendo se già ha ricevuto il primo sacramento."
   Fra' Primointerpares non poteva certo immaginare i problemi che gli avrebbe creato di tenersi in convento quella piccola creatura. Né tantomeno poteva immaginarlo Fra' Laporta, ignorante com'era. L'esserino, infatti, era una femminuccia. I due frati, pudibondi per formazione, manco s'erano sognati di guardare in basso. Era una cosa da evitare, era un peccato anche solo pensare al sesso. E però, sarebbe stata una cosa da fare, se si volevano evitare complicazioni future.
   Così, Trovatello crebbe, timorato di Dio, ma ignaro del suo stato. La prima cosa che gli fu insegnata, ovviamente, fu la preghiera, da recitarsi nelle ore prescritte dalla Regola, con levatacce notturne malviste, perché i bambini quando hanno sonno hanno sonno e non gliene può fregare di meno di dover dire le orazioni. Tanto, che logica c'è a doversi svegliare di notte per pregare quando per cantare i salmi c'è tutto il tempo che si vuole durante il giorno? Poi, gli fu insegnato il digiuno, fondamentale esercizio per sopravvivere in tempi di carestia, che in quel convento erano quotidiani. Quindi, verso l'undicesimo anno di Trovatello fra quelle mura, qualcuno, non si sa chi, ma se lo si scopre sarà bene prenderlo a calci in culo, decise di insegnargli il mestiere di maniscalco, proprio quello più adatto ad un essere umano di genere femminile! Ma chi poteva saperlo, visto che lì tutti erano ignoranti per forza di cose in fatto di sesso? Naturalmente, con l'assegnazione dell'incarico gli fu dato il nome che si ritenne più adatto Fra' Ferrodasino, perché in quel convento c'era solo un asino, utilizzato per andare a questua e a raccogliere legna nel bosco.
   Il problema, sorse nel corso del dodicesimo anno. Fra' Ferrodasino si recò dal priore, sempre Fra' Primointerpares, che ormai aveva la barba bianca.
   "Frate priore, non so cosa mi capita. C'è qualcosa che mi cresce qui sul petto, che non vedo premere sotto la tonaca di voi confratelli."
   "Fai vedere." gli ordinò Fra' Primointerpares, che fra tutti i frati era quello con maggiore cultura, e per questo era stato nominato priore, quindi poteva dare una risposta al quesito.
    "Madre Santa!" esclamò spaventato. "Ma tu sei una femmina!"
   "Cos'è una femmina?" gli chiese Fra' Ferrodasino, che come tutti gli altri frati era innocente, grazie alla sua ignoranza.
   "È una creatura del Diavolo!" gridò terrorizzato il priore facendosi il segno della croce. "Vade retro Satana!"
   "Ma allora anche la Madonna chinata sul Bambin Gesù è una creatura del Demonio."
"Hai proprio il Diavolo in te! Bestemmi anche! La Madonna è Madre di Dio, non figlia del Diavolo. Lei è Vergine!"
   "Cosa vuol dire vergine?" chiese Fra' Ferrodasino, ch'era come tutti stato formato all'ignoranza per praticare l'innocenza.
   "Vergine è una donna che non ha conosciuto uomo!"
   "Allora, qui nessuno è vergine, perché ci conosciamo tutti!"
   "No in quel senso, ignorante che non sei altro. Nel senso che non ha avuto rapporti intimi con un uomo."
   Fra' Ferrodasino, già ch'era ignorante, capiva sempre meno. Cosa significava aver avuto rapporti intimi con un uomo? Lo chiese al suo superiore.
   "Non te lo spiego, così non cadi in tentazione, che già sei la figlia del peccato, poiché sei una creatura del Diavolo. Vai in chiesa e prega per una notte di seguito, al fine di espiare il peccato di essere nata femmina."
   Fra' Ferrodasino obbedì. Gli era, anzi ormai le era stato insegnato ad obbedire. L'obbedienza è una virtù preziosa, secondo il parere di chi dà ordini!
   La preghiera, però, non lo o, meglio, non la distolse dagli interrogativi che sempre più si accavallavano in quel cervello che faceva una fatica da morire a pensare, perché era stato formato all'ignoranza, che è condizione basilare dell'innocenza.
   Nel frattempo Fra' Primointerpares non sapeva come togliersi la lancinante emicrania che lo aveva colpito all'orribile scoperta. Che fare di quella creatura che da figlio di Dio era diventata figlia di Satana?
   Gli passò il mal di testa immediatamente quando, ispirato dalla saggezza per la quale era stato eletto superiore di tanta umana ignoranza, decise che l'unico modo per evitare che il suo convento diventasse da luogo di santità a luogo di perdizione era quello di retrocedere Ferrodasino nuovamente alla condizione di Trovatello, seppure ormai con una a finale.
   Così, spiegandogli che una figlia del Diavolo non può vivere in mezzo ad uomini santi, perché li porterebbe alla perdizione, ordinò a Fra' Laporta di riaccompagnare la disgraziata fuori dall'uscio dove l'aveva trovata. Il fraticello usciere piangeva, mentre le trotterellava al fianco. Come poteva Fra' Feerodasino essere una creatura del Demonio, con quel volto angelico che si ritrovava, tanto che lui e tutti i suoi confratelli si sentivano attratti da quello sguardo serafico che faceva girar la testa anche a Fra' Torticolì, che aveva il collo bloccato da tre terribili ernie cervicali?
   Però lui era stato educato all'obbedienza e doveva eseguire gli ordini del priore. Ed anche Fra' Ferrodasino non aveva posto resistenza, essendo anche lui o meglio lei cresciuta alla luce di quella regola.
  L'uscio si aprì. Fuori c'era un cielo con un sole che mai aveva visto. Dentro il convento, dalla grata della cella si vedeva solo un lembo di tanto in tanto azzurro e nell'orto e nel cortile del convento giungeva di traverso la luce dell'astro solo nei pochi giorni di bel tempo della stagione calda. I passanti, vestiti con abiti sgargianti, le donne soprattutto con abiti che lasciavano intravvedere ciò per cui era stata scoperta la sua appartenenza al genere femminile, gioiosamente riempivano la via, sulla quale aleggiavano canzoni ritmate mai udite provenienti non si sa da dove. Un ragazzo la tolse di mano all'allibito Fra' Laporta e la portò a ballare con altri coetanei, in una piazzetta dietro l'angolo.
   "Certo che nell'Inferno di qui fuori" esclamò a pieni polmoni il fu Fra' Ferrodasino "c'è la vita che manca nel del Paradiso di lì dentro!"

Pier Celeste Marchetti