Parole sulle ali del vento

 

Il topo di città

 

   Ore 6.00. Come sempre, l'uomo stava sognando di essere disteso al sole, su una meravigliosa spiaggia a Bora Bora, attorniato da splendide ragazze seminude, appena coperte da succinti costumi locali. Un cameriere, lo schiavetto di turno, gli stava servendo un elaborato cocktail superalcolico ghiacciato di frutta, da degustare con piacere intenso.

   Improvvisamente e senza la minima avvisaglia, la sveglia impostata nel suo cellulare sparò ad altissimo volume, nella camera, la musica dei Carmina Burana, ineguagliabile per risvegliare anche i morti.

  Imprecando per l'interruzione del suo sogno, l'uomo si alzò di scatto dal letto. Era necessario che facesse rapidamente le pratiche usuali mattutine, nell'ordine fare la pipì, lavarsi, lavare i denti, profumarsi, bere un caffè bollente, rigorosamente preparato con  la moka, vestirsi, mettersi le scarpe e uscire. Il tutto, in mezz'ora.

   La levataccia si imponeva, perché l'uomo lavorava e il cartellino lo doveva timbrare alle 9.00 in punto, se non voleva che gli detraessero un'ora dalla paga. Il tempo richiesto dal tragitto casa-lavoro era di due ore. Quei disgraziati che lo avevano assunto mica avevano avuto l'accortezza e la gentilezza di offrirglielo giusto dietro l'angolo di casa. No. Poteva giungere al lavoro esclusivamente usando la metropolitana, con tre cambi di linea, riuscendo ad entrare nel convoglio solo grazie ad alcuni palestrati, assunti dall'azienda della metro appositamente per spingere la massa di viaggiatori nei vagoni più saturi di una scatola di tonno senz'olio. L'auto? Impossibile prevederne l'uso. Con il traffico in superficie, tra autobus, tram, taxi, automobilisti incavolati neri più della pece, avrebbe dovuto impiegare almeno quattro ore.

 Quindi, dalla sua tana, un miniappartamento di 33 metri quadri, lungo il tunnel della metro, simile alle gallerie scavate dalle talpe, giungeva a rinchiudersi in un'altra tana, il mini ufficio che gli era stato assegnato, nell'enorme complesso di una società di servizi, dov'era isolato più che a casa sua, grazie alla mancanza di contatto con gli altri componenti del personale. Ognuno lavorava per conto suo, sempre in un mini ufficio. Le comunicazioni non avvenivano nemmeno al telefono. Gli uni e gli altri si trasmettevano dati e informazioni esclusivamente via posta elettronica. I capi erano piazzati all'ultimo piano in un locale di quattrocento metri quadri, dotato di tutti i confort, con vista immediata sulla Bella Madonnina. In giornate di cielo terso, se pur raro, potevano anche intravedere il mare, dalle parti di Milano Marittima. I capi non utilizzavano nemmeno la posta elettronica. Via posta pneumatica, inviavano istruzioni e consegne ai sottocapi, ai quali spettava di comunicare con i subalterni via  posta elettronica. Nessuno poteva fare il furbo, interrompendo il lavoro anche se solo per un minuto, per fumarsi una sigaretta, bere un caffè portato nel termos in ufficio, dove le macchinette per rifocillarsi non esistevano, fare la pipì. Era meglio che tutti si recassero al lavoro attrezzati con un bel pannolone. Già era rischioso perdere tempo per tirare il fiato. I locali erano tutti dotati di telecamere a circuito chiuso, per il controllo che l'attività dei dipendenti non subisse la pur minima interruzione. Il tizio, che teneva sotto controllo il tutto su una immensa distesa di teleschermi, era pure lui condannato a dotarsi del pannolone. Una telecamera ad hoc monitorava la sua attività, inviando le immagini all'ultimo piano.

   Così, per otto ore al giorno, con una breve pausa di un'ora per la sosta pranzo e i bisogni fisici. Chiamiamolo pranzo. Giusto un panino, ingoiato rapidamente grazie all'ausilio di una bottiglietta di acqua minerale non gasata. Quella gasata avrebbe potuto facilitare un rutto, riprovevole dimostrazione di mancanza d'educazione, subito sanzionata con una nota di demerito, che sarebbe andata ad incidere sulla carriera del dipendente. Chiamiamola carriera. Una sola promozione in tutta la vita lavorativa, che non prevedeva un benché minimo aumento retributivo. La promozione consisteva solamente nell'attribuzione di un ufficio più spazioso. Non più un 3x3, ma un 3x4. Un 4x4 sarebbe stato troppo esagerato.

   Ore 18.00, fine della giornata lavorativa, trascorsa da solo, in situazione di totale incomunicabilità. Timbrato il cartellino, l'uomo usciva di corsa, per andare a farsi spingere nel vagone della metropolitana, destinazione casa. Dopo i soliti tre cambi, finalmente rientrava nel suo buco. Almeno, lì sarebbe stato in compagnia di qualcuno: se stesso.

   Una doccia, una pastasciutta cotta sul mini fornello a gas della mini cucina del miniappartamento. Poi subito a letto. Lo aspettava il risveglio antelucano della mattina dopo, per recarsi al lavoro. Mentre si stava addormentando già sognava di sognare di essere a Bora Bora.

   Un'autentica vita da topo.