Parole sulle ali del vento

 

La cattedrale

 

Lord Christopher Winton si alzò di botto dal suo scranno: "Non è ammesso che tutti abbiano una loro cattedrale e noi no. Che figura ci facciamo con quelli che stanno al di là della Manica? Vai a Parigi e trovi una cattedrale, vai a Reims ne trovi un'altra, vai a Bourges ne trovi un'altra ancora. Ne hanno perfino una a Moulins, in Auvergne. E noi? Cosa aspettiamo a tirarne su una a Winchester?"

Consapevoli della loro inferiorità culturale rispetto ai discendenti dei Galli, i presenti approvarono all'unanimità l'elevazione di un monumento di culto che potesse rivaleggiare con quelli del continente. Fu immediatamente convocato il vescovo, che giunse di corsa ansimante, poiché era piuttosto grassottello. Lui coltivava le anime del gregge, ma nutriva il suo corpo.

"Eminenza, qui c'è da costruire una cattedrale che darà lustro alla città, al regno e alla Chiesa. Lei ne ricaverà fama, entrate di elemosine e riconoscenza della regina. Si dia una mossa."

Detto fatto, il vescovo convocò il ricco mercante Moneyispower.

"Mi hanno dato l'ordine di costruire una cattedrale, ma non ho un terreno su cui innalzarla. Non ne avrebbe mica per caso uno lei da donare alla Chiesa?"

Moneyispower nicchiava a rispondere. Non era ben disposto alle donazioni. La sua filosofia di vita non le prevedeva, nella convinzione che donando non si prende niente, ci s'impoverisce. E poi, era piuttosto avaro. Per questo motivo era riuscito ad accumulare e ad aumentare costantemente la sua ricchezza. Ma il vescovo conosceva i suoi polli: "Figlio mio carissimo, se donerai un terreno alla Chiesa ti garantisco un posticino nel regno dei cieli. Io lì ho molti amici influenti, che mi hanno preceduto. Raccomanderanno adeguatamente la tua anima a Dio."

Moneyispower non aveva grossi peccati sulla coscienza. Non aveva mai pagato le tasse, ma questo non era un peccato. Anzi gli era concesso dalla legge. La legge sanciva che i ricchi non dovevano pagare le tasse, perché già facevano fin troppo a dar lavoro alla gente. Solo i poveri dovevano pagarle e dovevano essere anche contenti, visto che era loro concesso di pagarle in dieci rate mensili, per questo dette decime, non perché erano la decima parte. A chi andava a mugugnare dal vescovo dicendogli che gli si toglieva il pane di bocca, questi gli faceva osservare, non senza un certo costrutto logico: "E allora? Che cosa mi venite a raccontare? Come potete affermare che vi si toglie il pane di bocca se, pagate le decime, non vi rimane nemmeno un cent per comprarne una sola briciola?"

Tuttavia, Moneyispower cedette alla richiesta, sostenuta da una promessa che sarebbe sicuramente stata onorata. Un uomo di Chiesa, che rappresenta Dio, è per forza di cose un uomo di parola. E poi, a pensarci bene, finiva che si conquistava il Paradiso con niente. Infatti, gli venne in mente che aveva giusto giusto un terreno assolutamente sterile e sul quale nemmeno poteva realizzare una speculazione edilizia, perché la gente non aveva soldi per comprare case. Lo donò, quindi, senza rimpianti e si conquistò il Paradiso senza rinunce.

Il vescovo mandò a chiamare il popolo. "Figlioli carissimi, nella mia infinita generosità, vi offro l'occasione di conquistarvi un posto in Paradiso. Se lavorerete per l'edificazione di questo nuovo tempio a Dio, saranno assolti tutti i vostri peccati e in più vi sarà garantita quella pagnotta quotidiana di cui lamentate la mancanza. Sarà pane duro e ammuffito, ma con contorno di saporite e sostanziose cipolle."

Più per il pane, anche se vecchio e andato a male, che per la salvezza della loro anima, gli uomini del popolo iniziarono l'ardita, faticosa e ambiziosa impresa, imprecando contro Dio e contro gli uomini, per le fatiche alle quali erano sottoposti, maledicendo il vescovo che con quel pane duro li privava inesorabilmente dei pochi denti che ancora avevano.

Solo uno di loro non si lamentava, anzi pareva che provasse un certo godimento interiore. Quando si era presentato al capomastro per essere assunto, aveva dato il nome di Angel. Non gli furono chiesti i documenti. Non si era ritenuto necessario richiedere le generalità a chi aveva accettato di lavorare per la gloria di Dio. Dio non aveva bisogno di documenti per riconoscere le sue pecorelle. Quindi, si presentò come Angel, ma il suo vero nome era Devil. Il capomastro, che soffriva di un grado avanzato di miopia, ed era per questo motivo che le impalcature erano invariabilmente storte, non aveva visto che la folta capigliatura nascondeva a malapena due protuberanze sulla fronte di Devil, il quale aveva pure un rigonfiamento dietro sotto le brache, calzava scarpe a forma di piede di capra ed aveva uno sguardo fiammeggiante. E Devil lavorava alacremente, suscitando le ire degli invidiosi compagni di lavoro, che imprecavano contro il vescovo e bestemmiavano Dio. Anime destinate ad arricchire la vastissima collezione di dannati del suo grande capo Satan.

Sovente, qualcuno precipitava dalle impalcature, raggiungendo definitivamente l'aldilà, senza avere l'opportunità di tornare nell'al di qua per riferire se erano state mantenute le promesse del vescovo. Non c'erano norme sulla sicurezza sul lavoro. Non erano previste dalla legge. Anzi, il prelato aveva opportunamente osservato che se la gente moriva, andava a stare meglio in Paradiso, dove non avrebbe avuto bisogno né di pane né di cipolle, e Lord Christopher aveva dichiarato alla Camera che quella era la soluzione più indicata per risolvere i problemi di deficit dello Stato. Più gente moriva, meno bocche da sfamare c'erano. Per questo motivo, il capomastro che erigeva impalcature storte e decisamente insicure non veniva licenziato, anzi era costantemente promosso a livelli superiori, con adeguati aumenti di salario. Il capomastro, che non era miope di cervello, non si sognava nemmeno di andare dall'oculista. La sua miopia era la sua garanzia.

Devil, nel frattempo, continuava a lavorare indefessamente e alacremente. Devil dimostrava una sicurezza quasi diabolica nel muoversi su quelle strutture precarie. Non temeva di precipitare nel vuoto. L'esperienza gli aveva insegnato come fare, nel caso. Era una persona intelligente. Gli era bastata una sola volta per imparare, quella volta che, preso da un eccesso d'ira, Dio l'aveva scagliato con il suo comandante Satan, gli amici Pape e Aleppe e un'infinità di altri commilitoni nel fuoco eterno. Di giorno lavorava, dunque, e di notte non riposava. Di notte scendeva nel più profondo dei sotterranei dell'edificio dove aveva ricavato un laboratorio per fabbricare strani aggeggi. Con il legno ed il ferro che sottraeva destramente dalle impalcature, approfittando anche della debole vista del capomastro che non vedeva gli ammanchi e contribuendo a mandare altre anime al collezionista Satan, aggregava parti in legno e parti in ferro, ottenendo strumenti costituiti da una manico in legno, che aveva deciso di chiamare calcio, e da parti in ferro che chiamava grilletto, cane, otturatore e canna. Lo aveva ideato come arma per gli uomini che volevano uccidere altri uomini. Anime su anime destinate a Satan. Nella casa di Dio, a Winchester, Devil aveva inventato il Winchester, uno strumento del Demonio. Un bene per Satan, che impazziva per la sua collezione. Un bene per il capomastro, che guadagnava in carriera e retribuzione, un bene per il vescovo che pensava di mandare anime a Dio, un bene per la Corona, che aveva sempre meno bocche da sfamare.

Però, l'unico che poteva essere veramente e giustamente felice era Satan. Per il vescovo e per il regno fu un disastro. Nessuno aveva pensato ad una cosa elementare. Diminuendo le bocche da sfamare, diminuiva anche il numero di decime da incassare.

Pier Celeste Marchetti

da Il bambino senza un nome.

Ebook, 2013