Parole sulle ali del vento

 

La vedova

 

   La vedova fu accompagnata a braccio in chiesa. Il dolore immenso che l'opprimeva, per la morte dell'adoratissimo consorte, non le consentiva di reggersi in piedi sulle gambe.

   Davanti ai suoi occhi scorrevano dieci anni felici di matrimonio, conclusisi con un improvviso ed inaspettato infarto del marito. Così pensava la gente.

   Il pianto dirotto della vedova, rigorosamente vestita in nero, rimbombò da un altare all'altro di quel luogo sacro, facendo barcollare per la sua potenza perfino la statua di Sant'Antonio da Padova, costretta come quella della Vergine Maria, a tanta disperazione.

   Dopo che l'officiante ebbe fatto il giro della bara, benedicendola ed incensandola, la chiesa gremita si svuotò per accompagnare l'inconsolabile donna al cimitero, dove il deceduto sarebbe stato sepolto. Durante il tragitto, a piedi, mentre gli amici del defunto si davano il cambio per sostenere la bara, altri provvedevano a turno a sorreggere la vedova, sempre più affranta. Perfino il prete, solitamente composto e distaccato come richiedeva il suo ruolo in simili occasioni, si chiedeva se fatalmente, alla fine del funerale, non dovesse ritornare precipitosamente in chiesa per officiare quello della donna, che pareva fosse sul punto di morire per la disperazione.

   Riportata a casa, una grande casa, andò ad aprirsi una bottiglia di whisky e se la scolò d'un fiato. Per consolarsi ed attutire il dolore, pensarono coloro che l'avevano accompagnata, confortandola con sincere parole di cordoglio.

   Appena rimasta sola, la vedova cominciò ad aprire cassetti, armadi, scatole e scatoloni, per controllare se il marito le avesse lasciato qualcosa, oltre il sudato deposito che giaceva nel libretto di risparmio che i due avevano diviso in comune.

   Niente, non trovò niente. Diversamente da quanto avesse pensato per tutto quel tempo la gente, suo marito era stato un vero fetente. Per dieci anni le aveva fatto fare una vita di privazioni, tirato com'era nelle spese, in casa pretendeva di essere servito e riverito, nemmeno la tavola sparecchiava, ed aveva anche il sospetto che le avesse fatto le corna. Non le aveva lasciato niente, proprio niente.

   Le lacrime di finto dolore erano già sparite non appena era rimasta sola. Nemmeno maledisse il marito. Per salvare le apparenze, per una settimana uscì vestita rigorosamente a lutto. E fece anche dire ogni giorno una messa di suffragio all'anima del defunto, partecipando con compunzione e espressione di tristezza alla messa. 

  Il prete era soddisfatto. La vedova continuava a frequentare la chiesa, come aveva fatto per dieci anni con il marito, che l'aveva obbligata a frequentare le funzioni religiose non per fede, ma perché temeva il giudizio dei compaesani.

   Dopo sette giorni esatti, rientrata a casa, la donna gettò il vestito, le calze e il velo nero nel bidone del secco. Si mise davanti all'enorme specchio appeso in bagno e si denudò. "Sono ancora giovane, bella, non ho una ruga ed ho in perfetta forma le mie forme." si disse, con una ridondanza spontanea. "So cosa fare." Andò a svuotare il libretto di risparmio e corse immediatamente a comprare biancheria intima sexy, minigonne microscopiche e camicette con scollature abissali. Ed iniziò a girar per strada, facendo girare la testa agli uomini del paese, ai quali venne immediatamente una cervicale dolorosissima e venne meno l'uso della ragione. La fece girare soprattutto al prete, che non era poi tanto vecchio e che per tutti quegli anni, in chiesa, l'aveva guardata e desiderata, senza nulla far trapelare, però. Nemmeno le zitelle bigotte se n'erano rese conto. Ma lei sì, che si sentiva fulminata dagli sguardi, per gli altri assolutamente neutri, di quegli occhi che tutto esprimevano. E lei s'era innamorata del prete.

   Un giorno decise di ritornare in chiesa per confessarsi. Per l'occasione non indossò nemmeno il reggiseno, così si poteva vedere tutto.

   "Dimmi, figliola" le chiese il prete "che peccati vuoi confessare?"

   "Padre, per dieci anni ho peccato. Ho peccato di negligenza nei suoi confronti. Vedevo il suo ardore e il suo desiderio, ma non ho mai ricambiato. Mi pento sinceramente di non averlo fatto e prometto di non ricadere più in questo errore." rispose lei.

   "Vieni," le disse il prete "saliamo nella mia camera per fare tutti e due la giusta e doverosa penitenza, in riparazione di ciò che non facemmo in passato, alla faccia di tuo marito, che Dio lo abbia in pace."

   Amen.

Pier Celeste Marchetti

03/03/2019