Parole sulle ali del vento

 

 

 

I binari non paralleli

 

 

 

Quando uno è testardo, è testardo. Bepi Trenin, nato in un casolare sperduto nella campagna rodigina, tra le foci dell'Adige e quelle del Po, dove ancora si è fra mare e terra e dove regnano incontrastate miliardi di zanzare, era destinato dal suo cognome a fare il ferroviere. Così, dopo un po' di teoria e molta pratica, era diventato macchinista di un treno che andava ancora a carbone.

 

 

 

Arrivato quasi alla soglia della pensione, un giorno aveva conosciuto un giovane che viaggiava sul suo treno, non più a carbone, ormai, ma con motori diesel, promosso per questo motivo a littorina. Questo giovane, di nome Pietro, nella lingua del luogo Piero, viaggiava utilizzando quotidianamente, esclusi i sabati e le domeniche, la littorina di Bepi per recarsi all'università. Perché Piero non voleva finire a fare il macchinista di un treno, soprattutto perché era allergico alla pratica e al lavoro manuale. Lui era nato per la teoria, quindi doveva studiare.

 

 

 

Siccome aveva già fatto qualche esame, finendo sull'esempio dei binari, Piero volle dare sfoggio della sua cultura, facendo a Bepi l'esempio delle linee parallele che si incontrano all'infinito. Piero aveva frequentato un Istituto per geometri e all'università s'era iscritto a Ingegneria Civile, quindi riteneva che meglio di lui nessuno ne sapesse di più in materia.

 

 

 

"Vedi," disse Piero a Bepi, dandogli del tu, perché la gioventù da del tu a tutti, "i tuoi binari sembrano paralleli, ma è solo un'illusione. La geometria che hai studiato tu a scuola è quella di Euclide, ma io che studio all'università so che esiste anche la geometria non euclidea, secondo la quale le linee parallele si incontrano all'infinito. Quindi, prima o poi andrà a finire che il tuo treno, quando i binari inizieranno a restringersi, deraglierà catastroficamente. Io ci viaggio solo perché, per andare a studiare, faccio una breve tratta in cui il parallelismo è ancora perfetto. L'ho controllato centimetro per centimetro tutto lungo il percorso, durante le vacanze estive, nonostante le zanzare mi divorassero."

 

 

 

Bepi rimase perplesso. Quando gli avevano fatto fare pratica, era stato aiuto macchinista lungo tutta la penisola, arrivando fino a Reggio Calabria, e non gli era mai successo di deragliare a causa di un restringimento dei binari, come fece osservare a Piero.

 

 

 

"Caro Bepi," osservò Piero, "la tua esperienza è pur sempre limitata. Reggio Calabria non è l'infinito. Avresti dovuto attraversare lo Stretto, percorrere la Sicilia, caricare il treno su una nave e andare in America, percorrendola tutta da nord a sud, poi trasferire il tutto in Siberia e attraversare l'Asia, per vedere se saresti ritornato al punto di partenza."

 

 

 

Era vero. La sua esperienza era limitata. Bepi decise senza indugio di verificare, finché poteva, prima del collocamento a riposo. Non senza fatica, riuscì ad ottenere i visti necessari e a farsi prestare una locomotiva per l'impresa. Anche le Ferrovie dello Stato erano curiose di sapere come sarebbe andata a finire. Non si sa mai che bisognasse intervenire da qualche parte, per riportare i binari sulla linea del parallelismo.

 

 

 

Così, Bepi partì e seguì esattamente l'itinerario indicatogli da Piero. Giunto a Reggio Calabria, caricò il treno su un mercantile e andò in America. L'attraversò da Nord a Sud, poi si trasferì in Asia, che percorse interamente, quindi attraversò l'Europa, giungendo finalmente al punto di partenza, dove lo attendeva Piero.

 

"Ebbene?", gli chiese Piero.

 

 

 

"Caro mio," rispose Bepi, "ho seguito il parallelismo dei binari all'infinito e mai si sono incrociati. L'ho sempre sospettato, caro Piero, che studiare troppo fa male. L'incontro all'infinito c'è solo nel tuo cervello. È proprio vero quello che dicono i vecchi, la pratica vale più della grammatica!"

 

 

 

Pier Celeste Marchetti

 

12 ottobre 2019