Parole sulle ali del vento

Il ratto delle Sabine


   Il ratto delle Sabine è uno dei primi argomenti di storia che gli alunni di tutt'Italia di un tempo avevano dovuto affrontare già dalle elementari. Era un argomento in più da ricordare nelle interrogazioni, non molto amato, come tutti gli altri che gli alunni dovevano studiare. Il fatto è che, contrariamente a quanto si possa pensare, la maggioranza degli alunni non andava volentieri a scuola, come accade anche oggi. Il problema era che alcuni avrebbero preferito bruciare le lezioni per frequentare le sale gioco, che però non c'erano, ma ora sì, altri piuttosto trovavano meno pesante e più divertente aiutare i genitori nei lavori della campagna, ma ora no; preferiscono andare in discoteca. I pochi che andavano a scuola volentieri erano guardati male dai coetanei e considerati come minimo degli incoscienti, se non addirittura dei diversamente abili.
   Fatto sta che l'argomento era oggetto di studio, anche se più che di storia si trattava probabilmente di leggenda. Poco importa. A quell'epoca si insegnava e si studiava pure la mitologia.
   Però, c'è un però. Qual è la data esatta del rapimento, se ci fu realmente? Nessuno sa fissare con certezza l'anno, anche se gli storici antichi lo situano durante il Regno di Romolo. Si pensa solo che il ratto sarebbe avvenuto un 21 agosto, nel giorno in cui si celebravano le feste dei Consualia.
   Ma anche se si trovasse un documento in cui è indicato un anno preciso, non ci sarebbe comunque la certezza assoluta, perché tutte le date storiche sono basate, a ritroso e successivamente, sul fatto che si dà per scontato che ci sia l'anno zero, che però per chi ne sa di più dei comuni mortali non esiste, per cui si può parlare solo di anno uno. Orbene, l'anno zero come da noi conosciuto, che come ci hanno insegnato erroneamente a scuola sarebbe quello in cui è nato Gesù Cristo, o l'anno uno, come sarebbe più appropriato dire, è un anno incerto. Infatti, è ormai risaputo che Gesù Cristo è nato qualche anno prima, e nemmeno il 25 dicembre.
   Il primo a rimanere sconvolto alla notizia fu Giulio Cesare. Informato nel luogo in cui soggiornava da quando era morto, l'Ade, l'aldilà dei pagani Latini, grazie ad una visita del messaggero alato degli Dei, il dio Mercurio, improvvisamente non ebbe più la certezza dell'esatto anno di morte, per omicidio a colpi di coltellate multiple infertegli da più complici, datata dagli storici nel 44 avanti Cristo, un Cristo che lui nemmeno conosceva. Quindi, pensò, era morto prima, non si sa se nel 45, 46, 47 o ancora più indietro. C'era il problema che, per questa incertezza, gli storici decidessero in futuro di non complicare le nozioni degli studenti, cancellando il suo nome dai libri di storia.
   Ma cos'è questo ratto delle Sabine? Sempre gli storici ci raccontano che i sudditi di Romolo erano davvero pochi. Poche anche donne in circolazione e pure bruttine. La scarsità di popolazione era dovuta al fatto che il loro Re aveva avuto la pessima idea di ammazzare il fratello Remo, colpevole di aver messo un piede entro il perimetro tracciato da Romolo, per delimitare i confini della città che voleva fondare. Questo non lo dicono gli storici, ma è così, nonostante che l'abbiano scritto nei libri di storia.
  Romolo ebbe una nuova folgorante idea. Decise di inviare i suoi  sudditi nei dintorni, più precisamente nella Sabina, per fare incetta di giovincelle vergini e belle, con il preciso intento di portarle a Roma a procreare in serie industriale.
   Questo sta scritto sulla carta, ma è tutto un grande equivoco. Colui che per primo aveva parlato del ratto delle Sabine non pensava minimamente a quanto fu poi ufficialmente raccontato, ma si riferiva esattamente e semplicemente ad un enorme e orrendo ratto che ogni donna sabina aveva in casa per mantenere a debita distanza i giovani sabini, tutti dall'aspetto davvero mostruoso, in attesa dei bellissimi giovani romani, esemplari da primo classificato a Mister Mondo, tipo Bronzi di Riace, che sarebbero un giorno venuti a rapirle.
   Ecco che scherzo fa voler attribuire più di un significato ad una stessa parola.

Pier Celeste Marchetti, 28/2/2020</p>"