Parole sulle ali del vento

It's a long way to Tipperary

   Questo bel canto popolare irlandese ben si adatta, nonostante la distanza e la differenza di lingua, allo stato d’animo di chi, non si sa se con molto coraggio o con ancor più sconsideratezza, decide di attraversare gli spazi infiniti messicani, spinto dal desiderio d'incontrare popoli, civiltà e natura che vale veramente la pena di conoscere, pur dovendo percorrere strade che rivelano, curva dopo curva e buca dopo buca, abbaglianti meraviglie, riservando però alcune sorprese assai strane agli occhi di chi arriva da un Paese dove si dice che queste cose non accadono, ma solo si dice, perché molte accadono… e come accadono!
   Quindi, presa l’auto, mezzo già di per sé carico di rischi, perché il buono stato meccanico ed elettrico del mezzo è solo un’opzione, ma per il semplice ed ovvio motivo che ci consente di vedere luoghi che altrimenti non si potrebbero vedere, si parte da Huatusco, Veracruz - grande pueblo di circa sessantamila anime, immerso nel verde delle coltivazioni di caffè ai piedi del Pico de Orizaba, a circa 1.400 metri s.m., nello stato di Veracruz-LLave che dà sul Golfo del Messico - per andare da qualche parte. Dico circa 1.400 metri, perché qui tutto è mas o menos oppure como, cioè “circa”. E dico da qualche parte, perché molto spesso non si sa dove si sta andando per decine e decine di chilometri, prima di riuscire a trovare un cartello stradale che ci dica dove siamo, senza però chiarirci molto le idee, giacché nella cartina stradale quel paese non troviamo!
   E già dopo un bel po’ di chilometri tra Socapa del Rosario e qualcos’altro, su una delle tantissime strade che vanno a Veracruz - ce ne sono di più che per andare a Roma, nonostante il detto - ecco presentarsi ai nostri occhi, senza preavviso alcuno, dopo una curva assolutamente  priva di visibilità, un passaggio a livello incustodito. Niente segnali, niente barriere. Per fortuna che due giovani tendono una corda da una parte all’altra della strada. E qui sta la sorpresa. Non è per la sicurezza degli automobilisti. Infatti, non si vede un treno a perdita d’occhio. Solo, si deve offrire qualche peso, a mo’ di pedaggio, a chi ne ha bisogno. Mentre si attraversano lentamente i binari, per evitare di danneggiare quel poco di buono che c’è rimasto delle sospensioni, si possono ammirare centinaia di persone che camminano lungo la linea ferroviaria. Una sosta un po’ più lunga, per ammirare il fenomeno, ci consente di avvistare, all’orizzonte, un treno merci che sta avanzando lentamente, non tanto per la stato dei binari, che almeno ad una prima occhiata sembra ancora decente, ma piuttosto per consentire alla gente di salire sui vagoni. Qui, non esistono treni passeggeri, ma solo treni merci e chi vuole spostarsi a costo zero, disponendo del tempo per aspettare il primo convoglio che passa, non ha che da mettersi sulla via ferrata. 
   Superata questa prima prova, altro ci attende alcuni chilometri più avanti. Non è che la situazione sia molto diversa da quella che si presenta a noi in molte località italiane, però qui è più suggestiva. Infatti, a differenza dei passaggi a livello, i cartelli che indicano, anzi intimano di no tirar basura - non gettare rifiuti - sono davvero innumerevoli. Però, viene subito da pensare che o la gente è molto maleducata o non sa leggere. Montagne di immondizie giacciono ai bordi delle strade, meta di cani e gatti randagi, nonché di uccellacci che scambiano il marcio per prelibatezza. Non c’è di che meravigliarsi in luoghi dove, purtroppo, si vedono ancora discariche a cielo aperto subito davanti all’abitato.
   Però, questi sono solo aspetti di una realtà, che la gente sicuramente non vuole, ma che la condizione economica ancora molto arretrata non consente di cambiare.
   Per fortuna che c’è anche da divertirsi. Infatti, quando entriamo nella statale che conduce, lungo la costa, da Tampico a Veracruz, dribblando fra una buca e l’altra, ecco che sulla destra si possono ammirare i colori sgargianti di un cimitero. Qui i cimiteri sono tutti solari. Il grigio ed il nero non esistono. Predomina il rosso, soprattutto quello che lungo il muro di recinzione informa il visitatore che, per entrare, non è proprio il caso di farsi annunciare. No anunciar. E questo vale sia per i vivi sia per i morti!

Pier Celeste Marchetti

2004